Qual’ e’ la storia vera dei Templari ?

I Templari sono un Ordine Monastico-Cavalleresco nato storicamente al tempo delle Crociate e diventato nella leggenda una specie di consorteria dedita all’ alchimia, alla fabbricazione dell’oro, a riti ritenuti ignobili.

Invisi all’ inquisizione, furono alla fine distrutti.

I TRE ORDINI MONASTICO-CAVALLERESCHI

Furono tre gli ordini monastico-cavallereschi che sorsero nell’Alto Medioevo, nell’epoca delle Crociate in Terra Santa: gli Ospitalieri di San Giovanni, i Cavalieri Teutonici ed i Cavalieri del Tempio, detti Templari.

I TEMPLARI

Dice una vecchia cronaca ” Un Ordine che la carita’ fece nascere, che la necessita’ e il bisogno ingrandirono, potente per le sue ricchezze, celebre per il suo valore, che fu felice in origine, considerato nel suo progresso, oppresso infine dalla calunnia e annientato dall’autorita’ di due persone.

La sua santa origine, le sue azioni gloriose, i suoi uomini illustri, i suoi Gran Maestri, l’importanza che esso ebbe negli avvenimenti del XII e XIII secolo gli fanno meritare di venire conosciuto almeno quanto gli annali di ogni altra cavalleria.

Non vi e’ nessun popolo in Asia, in Europa, dove il nome e le vicende di guerra dei templari non siano stati conosciuti, non c’e’ alcuno storico che, durante l’esistenza di quest’ordine, non ne abbia parlato, sia che l’abbia lodato o biasimato a seconda delle proprie prevenzioni; nessuno l’ha mai adulato con sciocchi elogi che alterano col troppo abbellire.

Dopo la sua estinzione ci si e’ creduti autorizzati a diffamarlo fino a renderlo irriconoscibile

COME NASCONO

I pellegrini cominciarono a visitare i Luoghi Santi fin dal 386, quando la madre dell’imperatore Costantino fece abbattere gli idoli pagani disseminati sul Calvario.

Rallentarono quando i mussulmani occuparono Gerusalemme, anche se i pellegrinaggi venivano tollerati.

Verso l’VIII secolo la Chiesa indico’, come strumento di salvezza ai cristiani, la visita alla Terrasanta sollecitando le visite al Santo Sepolcro.

Con l’aumento dei pellegrini i mussulmani imposero una sorta di pedaggio per la visita al Santo Sepolcro per cui coloro che non erano in grado di pagare rimanevano fuori le mura della citta’ di Gerusalemme esposti ai dileggi ed anche alle aggressioni.

Iniziarono anche le aggressioni ai monasteri e ospedali che ospitavano i pellegrini, I pellegrinaggi divennero sempre piu’ pericolosi.

Nel 1095, il papa Urbano II indisse il concilio di Clermont d’Auvergne, per affrontare il problema e lanciare un appello a tutta la cristianita’.

Il suo appello fu diffuso da tutte le chiese d’Europa: “Beneamati fratelli, spinto dalle esigenze di questo tempo io, Urbano, che porto per volonta’ di Dio la tiare pontificia, pontefice di tutta la terra, sono venuto qui a voi, servitori di Dio, in qualita’ di messaggero per svelarvi l’ordine divino..E’ urgente recare con sollecitudine ai vostri fratelli d’Oriente l’aiuto tante volte promesso e ora veramente necessario. I turchi e gli arabi li hanno attaccati….hanno distrutto le chiese e devastato il regno…..Per questo io vi prego e vi esorto, non io, ma il Signore vi prega ed esorta come araldi del Cristo, i poveri come i ricchi, ad affrettarvi per cacciare questa vile razza dalle regioni abitate dai nostri fratelli….Io parlo a coloro che sono presenti, lo proclamero’ agli assenti, ma e’ il Cristo che lo comanda….”

Questo appello infiammo’ tutta la cristianita’, divulgato da infiniti predicatori erranti, capo di tutti Pietro l”Eremita ormai entrato nella leggenda, questo appello diede inizio alle Crociate.

La primissima Crociata fu “la Crociata dei Pezzenti” , travolti dalla predicazione di Pietro, operai, contadini, tutta una folla di popolo minuto senza preparazione militare o politica, guidati da piccoli Signori, si mise in marcia verso la Terrasanta nell’aprile del 1096.

La meta’ mori’ per strada di fame, di stenti, i rimanenti furono massacrati sotto le mura di Costantinopoli dall’imperatore Alessio Comneno, spaventato dai loro disordini e saccheggi.

La prima vera crociata, nello stesso anno, era guidata da Goffredo di Buglione per i crociati del Nord e da Boemondo di Taranto e da suo nipote Tancredi per i siculo-normanni.

Furono raggiunti piu’ tardi da crociati della Francia guidati dal conte Roberto di Fiandra, Stefano di Blois e dal fratello del re.

Fu una campagna combattuta ma i guerrieri cristiani conquistarono Antiochia, Tripoli e Giaffa. Gerusalemme fu finalmente conquistata il 15 luglio del 1099.

Per rendere stabile la conquista fu trasformata a regno franco con a capo Goffredo di Buglione.

Intorno al 1118 entra nella storia Ugo di Payns.

Sono scarse le notizie di questo Ugo di Payns, che raduno’ alcuni compagni votati a Dio per curarsi del pellegrini che, malgrado le citta’ ed i castelli fossero sicuri, erano continuamente sottoposti alle scorrerie mussulmane durante i viaggi’.

Era sicuramente protetto dal duca di Champagne, grande amico di Bernardo di Chiaravalle, che lo appoggiarono quando, nel concilio di Troyes, dove chiese il riconoscimento del suo ordine.

Si tratto’ all’inizio di sole nove persone, nove cavalieri, che decisero di rimanere in Terrasanta per consacrarsi alla difesa dei pellegrini, alla sicurezza delle strade ed alla guardia del Santo Sepolcro.

Decisero di vivere in comune secondo la regola di sant’Agostino.

Pronunciarono i tre voti ordinari nelle mani del patriarca di Gerusalemme, ed aggiunsero un quarto voto col quale si impegnavano a difendere le persone ed i beni dei pellegrini.

Furono da subito un ordine religioso e militare a differenza degli Ospitalieri, che in quel momento erano votati solo all’assistenza dei poveri e dei malati.

Di loro si conoscono solo i nomi di Goffredo di Saint-Omer, del conte Ugo di Champagne e di suo nipote Tibaldo conte di Brie.

Il loro numero crebbe rapidamente e, siccome non avevano chiesa o abitazione, il re ed il Patriarca di Gerusalemme, diedero loro la possibilita’ di occupare il chiostro del Tempio di Salomone.

Essi cambiarono il loro nome, invece che “poveri Cavalieri di Cristo” si chiamarono “Cavalieri del Tempio” o Templari .

IL CONCILIO DI TROYES E LA REGOLA

Il 14 gennaio 1128 si riuni’ il Concilio nella Cattedrale di Troyes, presieduto dal legato del papa, cardinale Matteo d’Albano, in presenza degli arcivescovi di Sens e di Reims, di dieci vescovi e di una folla di abati, teologi e chierici.

Ugo di Payns era assistito dai fratelli cavalieri Goffredo, Rolando e Joffroi Bisot, da Archambaud di Saint-Amant e Payen di Montdidier. Erano presenti tra i dignitari laici il conte Tibaldo di Champagne gia’ conte di Brie ed il conte di Nevers.

Ugo di Payns “Maestro della Cavalleria” espose al capitolo “le regole e i principi” che ispiravano il suo ordine.

L’ordine fu approvato, come riferisce Jehan Michel, redattore del verbale del Concilio “E conoscendo l’esiguita’ del nostro sapere, cio’ che ci sembro’ buono noi l’approvammo, cio’ che ci sembro’ irragionevole l’evitammo”

La regola era profondamente influenzata da san Bernardo di Chiaravalle, era composta da settanta articoli, noi ne possediamo due versioni: il testo latino redatto appunto da Jehan Michel, ed una traduzione francese posteriore. In nessuna delle due versioni sono registrate le discussioni che avvennero, ma probabilmente l’autorita’ di Bernardo facilito’ l’approvazione.

Negli articoli dal I all’ VIII vi e’ un’introduzione ed il processo verbale del Concilio.

Dal IX al XVI, dono indicati i doveri dei Templari, definiti minuziosamente, ispirati alle regole circestensi:

  • Ogni giorno i fratelli devono assistere alla messa, in modo che “nutriti del Corpo di Dio, incitati dai comandamenti di nostro Signore, dopo il servizio divino nessuno abbia paura della battaglia ma sia pronto al martirio.
  • Se,per caso, un fratello se ne trovi dispensato “per il bisogno della Casa e della cristianita’ d’Oriente”, egli deve dire tredici Paternoster alla mattina, sette ogni ora e nove al vespro.
  •  La parola di San Paolo “Probate spiritus si ex Deo sunt” viene loro rammentata spesso.E’ fatto obbligo di imporre un periodo di prova ai novizi. Questi sono accettati nell’Ordine solo dopo l’approvazione del Maestro e dei fratelli riuniti nel Capitolo.

L’articolo XI indica le norme per l’ammissione:

  • E’ loro vietato di frequentare i cavalieri scomunicati: ma se uno di essi sollecita la sua ammissione nel Tempio, i fratelli possono accoglierlo “misericordiosamente” dopo l’assoluzione del vescovo.
  • Essi non possono accettare dei fanciulli, poiche’ e’ bene che siano in eta’ di combattere, e non si pentano di essere entrati nell’Ordine troppo giovani.

Dal XVII al XXIII sono dedicati all’abbigliamento:

  • Le vesti devono essere di un solo colore, bianche, nere o grigie. Ma per tutti il Concilio sceglie i “Bianchi Mantelli” , questa e’ la loro uniforme, simbolo della riconciliazione con il Creatore. I bianchi mentelli sono simbolo della castita’ totale che e’ certezza di coraggio e salute del corpo. Gli abiti devono essere semplici, senza pellicce, fatta eccezione per l’agnello o il montone. Se qualche fratello ne chiede uno piu’ bello, gli si dia il peggiore. Quando i cavalieri vestono un abito nuovo, si dia il vecchio agli scudieri e ai servi, o meglio ai poveri. E’ proibito portare calzature sottili e ricurve. Nessuna cosa superflua e’ consentita ai fratelli.
  • Ma a causa del forte caldo che regna in Oriente, da Pasqua ad Ognissanti, e’ loro permesso portare camicie di tela.
  • Ciascuno avra’ il suo letto con un capezzale (la coltre), un materasso (il sacco), un lenzuolo e una coperta (carpite). Egli dormira’ vestito della camicia e delle mutande sostenute da una cintura. Una luce illuminera’ il dormitorio fino al mattino.
  • I fratelli porteranno i capelli rasi, la barba e i baffi lunghi.

Gli articoli XXIII al XXX riguardano i pasti:

  • I fratelli devono mangiare in comune e in silenzio, sicche’ la loro lingua non parli villanamente. Durante il pranzo e la cena ascoltino la lettura delle Sacre Scritture.
    Essi mangeranno carne tre volte la settimana, poiche’ l’abuso di carne provoca la corruzione del corpo. Tuttavia la loro razione sara’ raddoppiata la domenica,mentre gli scudieri e i servi si contenteranno del solito. Il lunedi’, il mercoledi’ ed il sabato sceglieranno tra due o tre piatti di di legumi. Ogni venerdi’ faranno astinenza per onorare la passione di Gesu’ Cristo, come pure da Ognissanti a Pasqua, escluse le feste di precetto. I malati e i feriti ne saranno dispensati.
  • Prima e dopo il pasto essi ringrazieranno Dio nella cappella, se e’ vicina al refettorio, oppure nel medesimo.
  • Gli avanzi saranno distribuiti ai poveri, ed anche i resti del pane.
  • Quando il giorno se ne va e giunge la notte, quando suona la campana o l’appello, andranno a compieta, dopo aver fatto uno spuntino moderatamente innaffiato di vino, a discrezione del Maestro.

Negli articoli XXXI al XLIV la regola definisce la vita conventuale:

  • Sottolinea nuovamente la necessita’ del silenzio
  • I fratelli non devono attardarsi dopo compieta, ma dare rapidamente i loro ordini agli scudieri, poi andarsene a letto in pace.
  • Il Maestro ed i Cavalieri piu’ anziani hanno il permesso di intrattenersi sul governo della casa, ma e’ loro dovere ricordarsi che morte e vita sono in potere di lingua.
  • I fratelli affaticati per il grande lavoro della casa possono essere autorizzati ad alzarsi dopo l’alba, ma a condizione che recitino tredici paternoster nel loro letto.
  • A tutti e’ ricordato di non esagerare nelle astinenze (questi monaci sono anche soldati) e ad aiutarsi a vicenda.
  • I poteri del Maestro sono quasi assoluti. Gli e’ prescritto di riunire il Capitolo per prendere decisioni e, per quelle piu’ importanti l’Assemblea del convento.Ma i fratelli gli devono obbedienza e sottomissione: se uno di essi si adirava contro di lui, lo faceva contro Dio. I fratelli non possono allontanarsi dal convento senza il permesso del Maestro, fuorche’ di notte per andare al Sepolcro nella citta’ di Gerusalemme, ed a condizione di andarci in due. Nessuno puo’ combattere o riposarsi secondo la sua volonta’, ma secondo i comandamenti del Maestro, al volere del quale devono inchinarsi, in modo da seguire questa sentenza di Gesu’ Cristo “Non venit facere voluntatem meam, sed eius qui misit me, patris
  • Non possono ricevere doni senza il consenso del Maestro, avere dei bagagli chiusi a chiave, leggere essi stessi la corrispondenza loro destinata.

Gli articoli dal XLV al L concernono le colpe:

  • Se le colpe sono leggere ed eccezionali, il colpevole ne avra’ leggera penitenza.Se esse sono troppo gravi o ripetute, egli sara’ espulso dalla compagnia dei fratelli,non berra’ ne’ mangera’ alla loro tavola, in attesa di essere giudicato dal Maestro e dal Capitolo. Nei casi piu’ gravi sara’ espulso dall’Ordine come la pecora nera.
  • E’ vietato imprecare e calunniare. Quando un fratello verra’ a conoscenza della colpa di un altro fratello, dovra’ redarguirlo privatamente, alla bisogna ne informi un altro fratello. Se il colpevole persiste nel suo errore, lo si denunci in pieno Capitolo.
  • Nessuno deve vantarsi delle proprie debolezze, ne’ delle prodezze che ha compiuto nella vita secolare, ne’ degli amori che ha conosciuto.
  • Nessuno puo’ chiedere il cavallo o le armi di un fratello. Se le sue sono insufficienti, si rivolga francamente al Maestro
  • Ogni cavaliere avra’ tre cavalli e uno scudiero, se questi serve di buon grado, con carita’, il fratello non puo’ batterlo qualunque cosa egli faccia.
  • Le armi devono avere la stessa semplicita’ degli abiti. L’oro e l’argento devono essere esclusi dalle briglie, dalle staffe e dagli speroni. Se armi d’oro o d’argento vengono donate all’Ordine si dovra’ dipingerle.
  • E’ vietato ai fratelli cacciare animali tranne il leone.
  • L’Ordine potra’ possedere delle terre, degli uomini liberi e dei servi, per farle fruttare, ed essere partecipe dei guadagni ecclesiastici.
  • Si raccomanda in modo speciale di onorare e di avere cura dei fratelli divenuti vecchi ed ammalati.
  • Quando un fratello passa da vita a morte si canti una messa per il suffragio della sua anima, i suoi compagni recitino cento paternoster durante sette giorni e si nutra un povero per quaranta giorni. Se si tratta di un cavaliere laico che serve per un periodo limitato, si diranno solo trenta paternoster e si nutrira’ un povero per sette giorni.
  • Quando un cavaliere serve per un periodo limitato, gli si paga la meta’ del suo cavallo, se e’ d’accordo.
  • Un uomo sposato puo’ diventare “associato” del Tempio. Se muore la meta’ dei suoi beni va all’Ordine, l’altra meta’ alla vedova per il sostentamento della sua vita.
  • I fratelli non possono essere padrini, ne’ avere comari o compari.
    Gli articoli dal LXX al LXXI sono quelli che sollevarono piu’ critiche ai fratelli:
  • Pericolosa scelta e’ la compagnia di una donna, poiche’il diavolo, antico compagno della donna, ha deviato molti dal retto sentiero del paradiso…
  • Vietato quindi riceverne alcuna nelle Case, “Crediamo sia cosa pericolosa per ogni religioso guardare troppo un viso di donna.
  • Vietato ricevere baci se non dalla mamma, da una sorella, da una zia.

Alla fine del Concilio i fratelli si separarono ed ognuno parti in una differente direzione per cercare nuovi adepti e per ottenere dai vari Signori le donazioni indispensabili al mantenimento dell’Ordine.

UGO DI PAYNS

Riassunto
Titolo
Qual' e' la storia vera dei Templari
Descrizione
I Templari sono un Ordine Monastico-Cavalleresco nato al tempo delle Crociate e diventato nella leggenda una specie di consorteria dedita all' alchimia
Autore
Editore
MM
Logo

Published by

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *