Pico della Mirandola e il neoplatonismo rinascimentale

Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), umanista di vastissima cultura, vissuto a contatto con i più diversi e vivi ambienti della cultura italiana del suo tempo, dall’accademia platonica fiorentina del Ficino, all’ambiente savonaroliano di Firenze, ai circoli filosofici patavini; utilizzò ampiamente la tradizione cabalistica ebraica accordandola con la tradizione platonica.

Autore, oltre che della celebre Osati de hominis dignitate, dell’Heptaplus, commento cabalistico e platonico al Genesi, e delle Disputationes adversus astrologiam divinatricem.

Con Ficino, Pico della Mirandola’ è l’altro grande esponente del platonismo rinascimentale, ma di un platonismo più ricco e complesso di quello di Ficino, perché nutrito di letture che affondano le loro origini negli ambiti più diversi: dalla cultura ebraica (soprattutto la Cabala), a quella araba, greca e latina, pagana e cristiana, antica e medievale.

Di qui il carattere fortemente personale della filosofia di Pico: la stessa idea di una concordia di tutta la tradizione filosofica è assai più ampia e profonda di quella di Ficino e comporta anche la concordia di Platone e Aristotele, oltre che della tradizione orientale, dell’ebraica e del cristianesimo.

Nella generale concezione platonica di Pico (che si svolge attorno al tema della circolarità del tutto che procede dall’uno e ritorna a lui), si inseriscono le suggestioni della tradizione ermetica, magica, cabalistica: la realtà, che platonicamente è vista come un complesso dinamico di forze spirituali in rapporto fra loro, è conosciuta nella sua profondità da chi — come il mago, cioè il sapiente per eccellenza — sappia cogliere i nessi che reggono il tutto, facendosi « ministro della natura »: egli allora potrà compiere opere meravigliose che solo l’ignorante potrà ritenere miracoli, mentre sono semplicemente opere naturali che il mago, in forza della sua sapienza, è riuscito a far venire alla luce:

Pico della Mirandola mago e alchimista

« [La magia] — scrive Pico — intimamente scrutando il consenso dell’universo, che in modo più espressivo i greci chiamano ” simpatia “, esplorato il mutuo rapporto delle nature, recando a ogni cosa le adatte lusinghe, che si chiamano i sortilegi dei maghi, porta alla luce, quasi ne fosse l’artefice, i miracoli nascosti nei penetrali del mondo, nel grembo della natura, nei misteri di Dío, e, come il contadino sposa gli olmi alle viti, così il mago marita la terra al cielo, e cioè le forze inferiori alle doti e alle proprietà superne ».

In Pico alla difesa della magia corre parallela la polemica contro l’astrologia divinatrice, quella cioè che pretende di istituire un rapporto preciso e necessario tra il corso dei cieli e gli eventi del mondo sublunare, finendo per negare la libertà dell’uomo.

A questa polemica si congiunge la famosa celebrazione della dignità dell’uomo che è il tema centrale della Orazione sulla dignità dell’uomo.

Qui, contro una concezione dell’uomo microcosmo (che rispecchia le nature presenti nell’universo restando in qualche modo chiuso in esse), Pico svolge il tema che la dignità dell’uomo sta nella sua libertà, nel suo non essere costituito da alcuna determinata natura, nel non avere un posto definito una volta per sempre nell’universo, ma di essere creato tale da poter divenire quello che vuole, bestia o creatura divina: « Stabilì finalmente l’ottimo artefice — scrive Pico della Mirandola parlando della creazione dell’uomo da parte di Dio — che a colui cui nulla poteva dare di proprio, fosse comune tutto ciò che aveva singolarmente assegnato agli altri.

Perciò accolse l’uomo come opera dí natura indefinita e postolo nel cuore del mondo così gli parlò:

” Non ti ho dato, o Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché quel posto, quell’aspetto, quelle prerogative che tu desidererai, tutto secondo il tuo voto e il tuo consiglio ottenga e conservi.

La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai da nessuna barriera costretto, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai.

Ti posi nel mezzo del mondo perché di là meglio tu scorgessi tutto ciò che è nel mondo.

Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.

Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine “.

O suprema liberalità di Dio Padre!

O suprema mirabile felicità dell’uomo! a cui è concesso di ottenere ciò che desidera, di essere ciò che vuole ».

Pagina questa che può considerarsi il più alto messaggio dell’Umanesimo europeo.

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Titolo
Pico della Mirandola e il neoplatonismo rinascimentale
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Pico della Mirandola (1463-1494), umanista di vastissima cultura, utilizzò la tradizione cabalistica ebraica accordandola con la tradizione platonica.
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