Alchimia in Europa

Lo sviluppo dell’alchimia nel continente europeo fu dovuto all’Islam e in particolare ai califfati della Spagna.

Gli alchimisti di Cordova, Toledo, Granada e Siviglia, attraverso le loro ricerche di laboratorio, coniarono i nomi di nuovi elementi scoperti e di strumenti che furono in seguito adottati dalle lingue europee come, per esempio: l’alcol (alkol), la lacca (lac), l’alambicco (alanbiq), l’elisir (aliksir).

Uno tra i primi scritti a citare l’alchimia in Europa risale al 1225 e fu redatto da un monaco benedettino sassone di nome Teofilo.

Invece la prima traduzione in latino di un libro sull’Arte Regia fu eseguita dall’arcidiacono di Pamplona.

L’ Alchimia in Europa

Ma l’approdo dell’alchimia nella cultura occidentale fu determinato dai monaci cluniacesi che già dal 1100 avevano iniziato a tradurre il Corano e i libri islamici di matematica e algebra, che introdussero i religiosi cristiani alla sapienza alchemica.

L’interesse fu così grande che a Toledo sorse la prima scuola di traduttori per iniziare un lavoro organico su tutti gli scritti arabi e in particolare sui trattati dei mistici Sufi e sui testi di alchimia. Fu così che si diede vita a un’ampia e capillare trasmissione della sapienza araba in tutta l’Europa, soprattutto grazie ai monasteri cluniacesi, benedettini e cistercensi.

Tutto questo grande fermento nel mondo monastico mise all’erta la Santa Sede, che incominciò la sua opera politica di boicottaggio nei confronti dell’alchimia, scatenando nei secoli successivi la terribile Inquisizione.

Un altro importante veicolo di trasmissione dell’alchimia nell’Europa cattolica furono i poeti trovatori.

Tra questi i più celebri furono Chretien de Troyes e Wolfram von Eschenbach che, con le loro leggende sul Santo Graal pregne di misticismo e di simbologie alchemiche, risvegliarono l’interesse per l’Arte Regia in molte corti europee.

La matrice islamica dei loro scritti è riscontrabile soprattutto in Von Eschenbach, che narra di avere appreso la storia del Graal dal trovatore Kyot di Provenza, al quale era stata a sua volta trasmessa dall’astrologo Flegetanis di Toledo (la città che a quell’epoca era il vitale punto di contatto tra Oriente e Occidente e dove le culture cristiana, islamica ed ebraica si fusero tra loro dando origine alla mitica leggenda).

Di fatto nelle opere dei trovatori sono riscontrabili i riti alchimistici legati ai ritmi della natura, alla morte e rinascita delle stagioni e, di conseguenza, ai miti egizi di Osiride.

Inoltre il Graal mostra dei chiari riferimenti alla Pietra Filosofale e all’Elisir dispensatore d’immortalità.

Il Medioevo fu il periodo aureo dell’alchimia in Europa poiché, nonostante l’opposizione della Chiesa, essa riuscì a diffondersi in tutto l’Occidente.

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Alchimia in Europa
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Lo sviluppo dell'alchimia nel continente europeo fu dovuto all'Islam e in particolare ai califfati della Spagna. Gli alchimisti di Cordova, Toledo, Granada e Siviglia, attraverso le loro ricerche di laboratorio, coniarono i nomi di nuovi elementi scoperti e di strumenti che furono in seguito adottati dalle lingue europee come, per esempio: l'alcol (alkol), la lacca (lac), l'alambicco (alanbiq), l'elisir (aliksir).
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