Alchimia Araba e Ibn ‘Arabi

L’Islam conquistò l’Egitto nel VII secolo d.C. e gli alchimisti musulmani recuperarono moltissime delle opere che erano sfuggite al terribile incendio della biblioteca di Alessandria, dando nuova linfa vitale alle conoscenze dell’Arte Regia nel bacino del Mediterraneo.

Anzi definirono l’antico Egitto come il crogiuolo della loro scienza sacra.

Addirittura nel X secolo d.C. un ricercatore di nome An-Nadim raccolse molti scritti e trattati alchemici in un unico archivio che comprendeva testi di Platone, Democrito, Pitagora, Aristotele, Cleopatra, Maria l’Ebrea, Zosimo e molti altri.

L’ alchimia araba

Gli alchimisti arabi stabilirono che il padre dell’alchimia occidentale fosse Ermete Trismegisto e che il sepolcro dello stesso fosse nascosto nella Grande Piramide di Cheope.

Parallelamente ai musulmani anche gli astronomi sabei di Harran e i cristiani Nestoriani si accollarono il compito di salvare, tradurre e mantenere vivi gli insegnamenti dell’alchimia egizia.

Un ruolo particolare lo ebbero i Nestoriani, che fino al V secolo d.C. si erano raccolti nella Siria settentrionale e che a causa delle persecuzioni emigrarono prima in Mesopotamia e poi in Persia.

Nel 750 d.C. Baghdad divenne il centro del sapere ermetico più importante di tutto il Medioriente, accogliendo saggi sabei, nestoriani, grecocristiani e arabi in quella che fu denominata la Casa della Sapienza.

Intanto dall’India e dalla Cina giunsero maestri taoisti e yogin tantrici e Baghdad funse da capitale cosmopolita, che irradiava le proprie conoscenze dalla Siria alla lontana Spagna.

Tutto questo fermento diede dei frutti preziosissimi come: Avicenna, Averroè, il grande mistico Sufi Ibn ‘Arabi, il principe Khalid ibn Yazid e Jabir ibn Hayyan chiamato AlSufi.

Ibn ‘Arabi e la purezza mistica dei Sufi

Abu Bakr Muhammad ibn ‘Ali Muhyi al-Din al-Hatimi al-Andalus (questo era il nome completo di Ibn ‘Arabi) nacque a Murcia, nella Spagna meridionale, nell’anno 1165.

I suoi scritti sono una delle massime espressioni dell’alchimia mistica araba e il loro linguaggio poetico-esoterico racchiude profondi significati nascosti, che fanno intuire al lettore i sentieri che l’anima percorre per raggiungere la divinità.

Ibn ‘Arabi sí formò presso le scuole misticognostiche dei Sufi dell’Andalusia, dove si nutrì spiritualmente delle opere dei grandi saggi dell’antichità.

Egli però asserì che la teologia, la filosofia e soprattutto l’intelletto umano potevano dare una visione ridotta e parziale della Verità, in quanto essa può essere contemplata solo con la Rivelazione o con l’esperienza spirituale.

Ibn ‘Arabi trascorse circa trent’anni a Siviglia, alternando la sua permanenza nella capitale dell’impero della dinastia almohade a viaggi in Medi-oriente, Egitto e Marocco.

Infine si trasferì in Siria, dove morì nel 1240.

Nell’arco della sua vita scrisse oltre 400 volumi traboccanti della concezione Sufi sull’esistenza, per la quale non c’è separazione fra Dio e la creazione, Egli è la creazione.

Tutte le cose e gli esseri sono sue emanazioni.

Dio è Luce e ogni creatura od oggetto è manifestazione della sua Luce.

Una concezione che aprì nuovi orizzonti spirituali ai dogmi dell’Islam «Esiste un solo e unico Dio» e «Nulla esiste che non sia Dio».

Riassunto
Titolo
Alchimia Araba e Ibn 'Arabi
Descrizione
L'Islam conquistò l'Egitto nel VII secolo d.C. e gli alchimisti musulmani recuperarono moltissime delle opere Egizie. Nasce l' alchimia araba.
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